giovedì 15 maggio 2008

maggio 2006

Mi brulica in testa

un bisogno di sapere

come essere tuo amico?

Magari grazie a questo

riuscirei con gentilezza

a strapparti un favore

morte

e non è l'eternità

che sarebbe disgrazia

ma felice trapasso

è possibile chiederti questo?

Te la porgo la mia mano

non ghiacciarla per favore

nonostante non creda

tu sia cosi fredda

sappi cara morte

seppur ti odio

che qualora sentissi

il bisogno di sfogarti

e piangere le tue malefatte

la mia spalla è sempre pronta,

le chiavi di casa mia le hai già.

lunedì 5 maggio 2008

Ecco

Non
so
che
dire
forse
tanto
quello
che
gira
nella
mia
testa
tutti
lo avete già
capito
no?
bravi
rimpinzatevi
dell'idea
di
comprendere
il
nulla
di
un
pensiero
che
vuole
solo
evitare
i
danni
peggiori

sabato 3 maggio 2008

e ora

contrito
contorto
pensiero storto

perchè in quello
che è trasporto
che è luce e anima
che è fibra di sapore
che è onore

ho letto tristezza

perchè in quel sentiero umido
che irrigava timido la pelle

nascendo da quello sguardo

mi ha fiero

logorato

come parete lungo il mare
che sbriciola calcare ad ogni onda

crollo


urlava il marinao
"la nave
affonda"

Non ce la faccio più


In quella sfera
che racchiude angoli e curve
da angoli curve
resta protetto

perchè di fuori di quello
il pensiero
il tatto
i profumi
i suoni di cuore

non potranno continuare

Nel tuo occhio


Il contorno è colore
l'anima delle sfumature che si attingono dal gesto



è dentro
che quel buco contiene
le verità
quelle vere

13.11.2007

Eppure sembra tanto semplice, tanto naturale
eppure risulta praticamente sempre leggero

l'amare

consapevole della sua grandezza, non penso realmente al suo peso
e al dolore che si prova quando ti viene tolto dalle spalle

con silenzio
con leggerezza
con un gelo che sa di irreale

eppure sembra tanto semplice, tanto naturale

pensare che a differenza di tante strofe sputacchiate da tanti
in queste righe non riesca a scriverti male
perchè da scriver male non c'è
perchè oltre al tuo splendore

oltre al tuo sorriso

al caldo del tuo palmo

al freddo del tuo piede sotto il letto

al riflesso nella pupilla, che ogni volta mi lascia accecato

a quello che aveva, la prima volta che ti stringevo

cosa, oltre al guardarmi con curiosità e intenzioni
il massaggio sulla schiena sotto la doccia
e milioni di baci attaccati su un vetro che ci separava
e sulla tua pelle

e sul tuo profumo

sul potere insuperabile che trasmettevi

sulla chiarezza mai avuta di grovigli di pensieri

e le dolci parole

e quante dolci parole

cosa potrei scrivere

di male?

perchè l'unica cosa
in barba a dolci pensieri
qui

è la fine.












a volte

Sbuffo, lettere intrecciate di noia

su di esse come pizzo
chino

il punto e croce
di lacrime e delusione

artigiano

di quella noia
mi son fatto un maglione.

Turbinante di sguardi che si lanciano esploratori
con la dolcezza di quella linea che taglia in due la schiena
e l'angolo che in spalla nasce il braccio, e le sue vibranti posizioni
stringente come sacro, il busto del mio crescente respiro
innaffiando copiosa di odori

il petalo che osservi stupefatta




06.11.2006

Riaffiora di recente

Che fosse nebbia, lo notavo dalla poca visibilità che mi impediva di definire correttamente la linea del mio naso. La sensazione era paragonabile a quella di un sogno, dove la vista c'è, ma non funziona, e il grigio è tutto, nei polmoni con il suo umidiccio colare, e negli occhi, con la sua mano fiera che faceva da bandana. Eppure era quiete quella che mi invadeva, non paura o mancanza di stabilità, ma immensa, eterea quiete.
Se non fosse stato per quel cigolìo maledetto, "gnik gnak" che muoveva la sua vibrazione al mio orecchio, come corda di violino stonata e logora, il sonno mi avrebbe preso con la facilità con la quale si pesca un pesce in una cava.
E quindi nulla, nulla da fare, sentirsi riscaldare dalla pace dei sensi, avvolto in quel velo, con un pensiero dietro l'altro, in fila indiana, che sfilava baldanzoso intonando cori di sfottò, imprecando al silenzio parole che quello non riusciva ad assorbire, lasciando sul pavimento macchie sporche di fango, da peggior villano che entra in casa senza pulirsi le scarpe.
Condanna, direbbe qualcuno, sottomissione allo stato vegetativo, succube del pensare appunto, del suo essere benigno e maligno, nella sua capacità di spruzzare colore e sporcare di nero.
Condanna? dico io, condanna nel fatto di essere (caro il cartesio, caro lui)? uff, che ramanzina da teatrino greco, evito subito, si.
Eppure restava quella sensazione di insoddisfatto-appagato, e come mai, in questa contraddizione...
Forse il piacere che a volte il silenzio dona, quell'ombra di echegiì, di cappa sonora, quell'etranearsi totalmente, fissando quel puntino li in alto, come fosse arte, nel suo essere punto, punto e basta.
E appagato? si, dal fatto che in quel silenzio

come ora, ci crollo, e del piacere di prima, resta che il piacere di adesso.




06.11.2006


Pensieri sparsi

Anche la nuvola prova invidia a guardare la leggerezza del tuo sorridere. Ed il mio cuore impara ad esserlo altrettanto, per poterlo meritare. E sarebbe mentire, dire che se ali avevo, e rotte, ora non si sgranchiscono come pulcini nuovi da uovo. E sarebbe mentire dire che la mia anima, sempre attenta, non ha notato il tocco dei tuoi passi farsi ombra affianco a lei. E sarebbe mentire, dire che la mia lacrima non fremerebbe, alla possibilità di scendere col sapore del sole, e non più con quello del buio. Quindi, donna che non ci sei, che non altro che idea di speranza, sei, non farmi mentire al mio spirito stanco. Per trovarmi, come fino ad ora, pesante il cuore, come carico di monti, e ali ormai logore, e anima distratta, e lacrima buia. Non sono un bugiardo, e se spirito mi sgrida, cado, incapace di volare, e vago, cieco d’anima. Il mio cuore, cadrebbe sotto tanto peso, affogato dal pianto come oceano scuro, in cui non so nuotare. Te, solo col pensiero, mi fai sperare di mentire solo in questo.

Ed è tanto, tanto, quanto ampio è il cielo, nel quale vorrei fluttuare.





08.02.2006