mercoledì 29 ottobre 2008

Criticando l’osservazione di angolazioni rispetto all’osservato

Rigetto lo sguardo verso un muro bianco e di nulla colmo

Per evitar che di tanto guardare angolato

Mi si distorca la vista per trovarmi malato

Ritrovare il giusto approccio

Mi diceva certa e forte

Ritrovare le porte che si aprano con il proprio passo

Non con quello accompagnato

Non con quello in ombra e ombra ad altro

Ma il proprio

Il proprio certo e alto

E cosi di canzonette da giullare a se stessa

Si rimpinzava per trovare in quella nenia la propria forza

E cosi in barzellette ad ascoltarle il mio orecchio

Non notava che li accanto l’occhio

Digrignava ad ingoiar lacrime chiare

Conscio che era altro ciò che stava ad ascoltare

Non solo accordi di vocalità banali

Ma quelli di chi con fiato lieve

Dando a mille note natali

Staccava stonando le corde sempre usate

Per formar da quelle grida

Non più melodie incantate

Ed il gioco tra i miei sensi che si ribattono l’offesa

Resta nodo e sciocco anche

alla mente non più allegra

Non capendo con quale tono si possa dare a tanto dono

Un giro come scempio alla composizione di battiti di cuore

Cosi mi piego sotto l’orchestra

A straziarmi il cranio e il corpo

In un angolo laggiù

Nella fossa ormai dimessa

E sentire il batter del ginocchio

Sulla fronte tesa e bianca

Come il muro che osservo ora da sotto

Con il tuo profumo di nota disegnato addosso

lunedì 4 agosto 2008

e

Pasticciando le dita in imbrogli con le unghie
corrompendo la lingua con pensieri suadenti di saliva
scendeva
con salti morbidi di gola in soffio
come tossendo con gesto lento
lo sbuffo più scuro di un nero spento
che in tentacoli e via vene si allacciava a tempi ritmici
di gran grida e batter più forte
come volesse imitar la morte

lunedì 21 luglio 2008

va bene, forse

datemela una rosa
perchè non vorrei che tu
poi ti dimenticassi di me

forse è questo in fondo che devo capire
forse non è questo il giorno per morire

che quel seme che in traparenza dava verde e godimento
non sia altro che spora di muffa e delusione

forse non era che il germoglio
per forza e di sicuro
si sarebbe fatto fiore
di ogni fiore il più puro

Valzer in Do minore

e poi
quando il mondo guarderà dall'alto
il proprio volto largo e sgomento

chi gli dirà a pacche sulla spalla
che è un brutto sogno
che sta finendo

e un due tre
un due tre

gira
passo
tacco
via

e un due tre
un due tre

venerdì 18 luglio 2008

cantando

e questa terra avida
ringrazio con quel dito
per aver dato a me vita e anima
in un corpo striminzito

giovedì 15 maggio 2008

maggio 2006

Mi brulica in testa

un bisogno di sapere

come essere tuo amico?

Magari grazie a questo

riuscirei con gentilezza

a strapparti un favore

morte

e non è l'eternità

che sarebbe disgrazia

ma felice trapasso

è possibile chiederti questo?

Te la porgo la mia mano

non ghiacciarla per favore

nonostante non creda

tu sia cosi fredda

sappi cara morte

seppur ti odio

che qualora sentissi

il bisogno di sfogarti

e piangere le tue malefatte

la mia spalla è sempre pronta,

le chiavi di casa mia le hai già.

lunedì 5 maggio 2008

Ecco

Non
so
che
dire
forse
tanto
quello
che
gira
nella
mia
testa
tutti
lo avete già
capito
no?
bravi
rimpinzatevi
dell'idea
di
comprendere
il
nulla
di
un
pensiero
che
vuole
solo
evitare
i
danni
peggiori

sabato 3 maggio 2008

e ora

contrito
contorto
pensiero storto

perchè in quello
che è trasporto
che è luce e anima
che è fibra di sapore
che è onore

ho letto tristezza

perchè in quel sentiero umido
che irrigava timido la pelle

nascendo da quello sguardo

mi ha fiero

logorato

come parete lungo il mare
che sbriciola calcare ad ogni onda

crollo


urlava il marinao
"la nave
affonda"

Non ce la faccio più


In quella sfera
che racchiude angoli e curve
da angoli curve
resta protetto

perchè di fuori di quello
il pensiero
il tatto
i profumi
i suoni di cuore

non potranno continuare

Nel tuo occhio


Il contorno è colore
l'anima delle sfumature che si attingono dal gesto



è dentro
che quel buco contiene
le verità
quelle vere

13.11.2007

Eppure sembra tanto semplice, tanto naturale
eppure risulta praticamente sempre leggero

l'amare

consapevole della sua grandezza, non penso realmente al suo peso
e al dolore che si prova quando ti viene tolto dalle spalle

con silenzio
con leggerezza
con un gelo che sa di irreale

eppure sembra tanto semplice, tanto naturale

pensare che a differenza di tante strofe sputacchiate da tanti
in queste righe non riesca a scriverti male
perchè da scriver male non c'è
perchè oltre al tuo splendore

oltre al tuo sorriso

al caldo del tuo palmo

al freddo del tuo piede sotto il letto

al riflesso nella pupilla, che ogni volta mi lascia accecato

a quello che aveva, la prima volta che ti stringevo

cosa, oltre al guardarmi con curiosità e intenzioni
il massaggio sulla schiena sotto la doccia
e milioni di baci attaccati su un vetro che ci separava
e sulla tua pelle

e sul tuo profumo

sul potere insuperabile che trasmettevi

sulla chiarezza mai avuta di grovigli di pensieri

e le dolci parole

e quante dolci parole

cosa potrei scrivere

di male?

perchè l'unica cosa
in barba a dolci pensieri
qui

è la fine.












a volte

Sbuffo, lettere intrecciate di noia

su di esse come pizzo
chino

il punto e croce
di lacrime e delusione

artigiano

di quella noia
mi son fatto un maglione.

Turbinante di sguardi che si lanciano esploratori
con la dolcezza di quella linea che taglia in due la schiena
e l'angolo che in spalla nasce il braccio, e le sue vibranti posizioni
stringente come sacro, il busto del mio crescente respiro
innaffiando copiosa di odori

il petalo che osservi stupefatta




06.11.2006

Riaffiora di recente

Che fosse nebbia, lo notavo dalla poca visibilità che mi impediva di definire correttamente la linea del mio naso. La sensazione era paragonabile a quella di un sogno, dove la vista c'è, ma non funziona, e il grigio è tutto, nei polmoni con il suo umidiccio colare, e negli occhi, con la sua mano fiera che faceva da bandana. Eppure era quiete quella che mi invadeva, non paura o mancanza di stabilità, ma immensa, eterea quiete.
Se non fosse stato per quel cigolìo maledetto, "gnik gnak" che muoveva la sua vibrazione al mio orecchio, come corda di violino stonata e logora, il sonno mi avrebbe preso con la facilità con la quale si pesca un pesce in una cava.
E quindi nulla, nulla da fare, sentirsi riscaldare dalla pace dei sensi, avvolto in quel velo, con un pensiero dietro l'altro, in fila indiana, che sfilava baldanzoso intonando cori di sfottò, imprecando al silenzio parole che quello non riusciva ad assorbire, lasciando sul pavimento macchie sporche di fango, da peggior villano che entra in casa senza pulirsi le scarpe.
Condanna, direbbe qualcuno, sottomissione allo stato vegetativo, succube del pensare appunto, del suo essere benigno e maligno, nella sua capacità di spruzzare colore e sporcare di nero.
Condanna? dico io, condanna nel fatto di essere (caro il cartesio, caro lui)? uff, che ramanzina da teatrino greco, evito subito, si.
Eppure restava quella sensazione di insoddisfatto-appagato, e come mai, in questa contraddizione...
Forse il piacere che a volte il silenzio dona, quell'ombra di echegiì, di cappa sonora, quell'etranearsi totalmente, fissando quel puntino li in alto, come fosse arte, nel suo essere punto, punto e basta.
E appagato? si, dal fatto che in quel silenzio

come ora, ci crollo, e del piacere di prima, resta che il piacere di adesso.




06.11.2006


Pensieri sparsi

Anche la nuvola prova invidia a guardare la leggerezza del tuo sorridere. Ed il mio cuore impara ad esserlo altrettanto, per poterlo meritare. E sarebbe mentire, dire che se ali avevo, e rotte, ora non si sgranchiscono come pulcini nuovi da uovo. E sarebbe mentire dire che la mia anima, sempre attenta, non ha notato il tocco dei tuoi passi farsi ombra affianco a lei. E sarebbe mentire, dire che la mia lacrima non fremerebbe, alla possibilità di scendere col sapore del sole, e non più con quello del buio. Quindi, donna che non ci sei, che non altro che idea di speranza, sei, non farmi mentire al mio spirito stanco. Per trovarmi, come fino ad ora, pesante il cuore, come carico di monti, e ali ormai logore, e anima distratta, e lacrima buia. Non sono un bugiardo, e se spirito mi sgrida, cado, incapace di volare, e vago, cieco d’anima. Il mio cuore, cadrebbe sotto tanto peso, affogato dal pianto come oceano scuro, in cui non so nuotare. Te, solo col pensiero, mi fai sperare di mentire solo in questo.

Ed è tanto, tanto, quanto ampio è il cielo, nel quale vorrei fluttuare.





08.02.2006

domenica 6 aprile 2008

non comprendo

aiutami a capire
con i tuoi occhi accesi di tutto
come hai fatto

perchè per me è restar seduto in camicia di forza
perchè per me, si da a comportamenti umani il sentire con l'anima

e la cosa non ha paragone

oppure il tapparsi le orecchie
il far finta di non sentire
è rimedio migliore?

ma come, con la consapevolezza
come

non ne hai mai avuta?
non penso questo, e questo è banalizzare

solo non comprendo
ma capisco e mi ci fa pensare

martedì 1 aprile 2008

2 Aprile

Il mattino in cui non s'aprono gli occhi per il giorno che viene
in cui la notte a dargli vita è la notte che ha dato morte
e quegli occhi sbarrati sulle superfici ruvide di un muro
non hanno neanche la forza
ora
di versare un pianto dal sapore materno.

In un giorno di primavera
è qui dentro che è inverno.

lunedì 31 marzo 2008

conclusione

Restano soltanto le radici
al vento seccate
sulla superficie ormai arida che i tuoi passi hanno lasciato
tra i sassi scolpiti di belle cose dette
logori di lacrime corrosive

Si sente tendendo l'orecchio
il sibilìo prima pesante poi leggero
del vento rimbombante eco
di sorrisi
di parole
di profumi che perdeva il mio cuore

Minuscole spirali di polvere
intorno alle impronte

ombre inesistenti che camminano sole

Potessi scorgere il seme di un fiore
l'abbozzo di una foglia verde
su cui riversare quel poco che riesco a spremermi ora
e dargli vita
potessi

perchè di qui sei passata tu
donna
con lo spirito di Attila gentile.

giovedì 27 marzo 2008

mercoledì 26 marzo 2008

traendo dadi

La forza delle passioni, indelebili su linee sottili di matite d'amore.
Lacune e fortezze di uno spirito insano.

lunedì 18 febbraio 2008

io

a te penso, come il cuore a battere, come i polmoni all'atto del respiro, come la mente mia,e lo spirito, a dare a quelli un ritmo di vita e miracolo.

domenica 3 febbraio 2008

recentemente

E' come se si fosse sepolta la realtà del pensiero.
Cosa non rara.
Se di fronte ho giallo, penso a viola.
Ed è una tortura soffrire.
Questo mi ha segnato.
Questo, mi ha dato degli ingredienti per una torta velenosa.
Ora attendo che questa rabbia svanisca i suoi appigli, per evitare che l'atto, qualsiasi esso sia, si macchi di sensi di colpa.
Legati ad amare.
Lontani dalla psiche.

A chi vuole la mia fetta.
Buon appetito.

26 gennaio 2008

Batte la bacchetta
inquieto di ritmo il direttore
mentre fiati ed ottoni
scaldano il proprio soffio
di melodia di terremoti

d'accento condisce l'arco
le percussioni

silenzio per favore
miei nobili signori

l'orchestra suona tutta
di mano mia soltanto

in palchi da un posto solo
a me solo che sto guardando

1 Febbraio 2008

Le connessioni
di soffi e sussulti di carne
tra le mie labbra e le tue
come onde, si spezzano
sullo scoglio appuntito di una deriva melmosa

disperdendosi in linee e mille vie
vibranti di ricordo
di tempi
di speranze
colme di voglia e terrore assillanti

Io
infilo ad occhi spenti
le dita nella presa

cercando in altre fonti
l'energia per non crollare

25 ottobre 2007

Soltanto l'accenno, di quella percezione
di profumi e calore immenso
è in una stanza fredda, l'arrivo del sole.
Sorretto così forte da riuscire a camminare
per porgere la mano a tanta luce piena
attraverso le inferriate
di tanta mia paura.
Si scopre li sognante, l'errore del mio occhio
convinto fino al cuore
che in un buco ero
e li ero per morire

martedì 15 gennaio 2008


tremolante linea scura
che mi affascini ad ogni tocco
come fai su piano e carta
ad assorbire il mio angosciare

cara dolce traccia inchiostro
che ti sposi a matita
quale incantesimo ha fatto al mio spirito
quale musica allieta il mio cuore

sei la sirena danzante al largo del mio sognare

Sensazione






scorre lenta solcante agghiacciante
rovinosa invasione apprende su pareti di carne
porgo l'altra guancia alla mia arma
colpisa più forte il colpo nuovo in canna
con polvere esplosiva di colori arcobaleno
lanci del suo sbuffo il botto
in un suono pieno

delle temperature grige come il cielo
piangendo prigioniero

Gioco

Immaginare con mente
rime diverse da parole narrate
per poter assordare tanta gente
con sibilii di fantasia a cascate

colma non più della solita corrente
ma di unghie sul muro mangiate
nell'atto di striderle per sentire più forte
fino a che punto si prova del male

Oasi di deserto in foreste rigogliose
di piante parassite
di erbe velenose
in cui sdraiarsi per cuocere al sole assassino
lenitore del resto, del male sul palmo dal troppo cammino

tagliante rimpianto

Mi rappresento

come un salto, un balzo fuori da un mare putrido,
prender aria a pieni polmoni
allargando le spalle
fino ad averne per una vita
poi di nuovo giù
nell'olio che viscido mi risucchia
l'immagine
il pensiero
di me in un anno

Digrigno

e dilatando le narici
in sbuffate di polvere e nebbia
nello strizzare dell'occhio della luna dietro quel vapore denso
si leggono i passi tuoi nella sabbia
ed i tuoi occhi rifelettevano il mare
ed io che pensavo
che si
mi amavi
come nello stringere la mano in ogni momento
alla tua, ora svanita
se non il taglio freddo
che mi stringe, mi copre
mi ammala

Mademoiselle Angoisse

Come esprimere
conoscenza di un sentimento
conoscenza di vibrazione
senza conoscere
lo sguardo di chi me la impone

tortura

e martire crocifiggo il sentimento
cicatrizzo chiodi reali
leghe di rancori e orribili rumori
abbracciato ad un tronco levigato dalla pioggia
copiosa
torrenziale
devastante
nascere da sorgenti in petto
come bimbi dispettosi
punzecchianti palloncini d'acqua

come posso sputarti in faccia
quella terra rossa sangue
quella sabbia che impasta la lacrima in sogno

e immagino di farmi vapore
non aria
saltellante dall'incisione a fuoco
incandescente
provocare urlo

e ridi
Venere

ridi

e del solleticare folle
fanne gioco e tempo

follia ci accomuna allora
follia ci addolora

e se l'odio che osserva il tuo viso
guardandoti allo specchio

stringe forte i denti
e il fragore di meninge

sai
come sono
e so
come sei.

notte

Uff, sono martellanti i beatles a quest'ora, vinicio invece saltella cazzo.
Immaginavo situazioni assurde.
"u lai lai mia signorina..."
"che fosse l'amooour, un sasso nella scarpa..."
questa poi
hahaha
c'è gente che è proprio capace di fare il suo cazzo di lavoro.
Per gli altri, bravi, bravi cià cià
Cavolo c'era una zanzara in camera mia.
una zanzara
non per il fatto che mi avesse punto
no
ma cazzo
allora cos faccio, cerco la fonte
l'acqua
qualsiasi cosa cazzo
già il fatto della mia stanza totalmente capovolta nella povere, ma d'acqua non ce n'era
no
giuro
cioccolato
c'è un chilo di cioccolato, oltre che certe prelibatezze di sfizzera da cari ma il kg di nutellozza presa in delirio post fumata, che ad aprirla ti passa la fame cazzo, poi dopo averci pucciato ogni tipo di pane, dai biscotti ai carcker, sembra un oceano di merda con tante barchette marroncine che naufragano.
cristo.
La stufetta elettrica che consuma come un treno è perennemente accesa
una larva
poi crollo in stasi immaginaria e fisso l'angolo opposto e comincio a realizzarmi in spori di vita diversi
In ogni caso
niente
d'acqua neanche l'ombra
credo in forze soprannaturali
le zanzare come alieni

il formicolio alle braccia aumenta
arriva la sensazione che ogni notte mi accompagna

penso