Criticando l’osservazione di angolazioni rispetto all’osservato
Rigetto lo sguardo verso un muro bianco e di nulla colmo
Per evitar che di tanto guardare angolato
Mi si distorca la vista per trovarmi malato
Ritrovare il giusto approccio
Mi diceva certa e forte
Ritrovare le porte che si aprano con il proprio passo
Non con quello accompagnato
Non con quello in ombra e ombra ad altro
Ma il proprio
Il proprio certo e alto
E cosi di canzonette da giullare a se stessa
Si rimpinzava per trovare in quella nenia la propria forza
E cosi in barzellette ad ascoltarle il mio orecchio
Non notava che li accanto l’occhio
Digrignava ad ingoiar lacrime chiare
Conscio che era altro ciò che stava ad ascoltare
Non solo accordi di vocalità banali
Ma quelli di chi con fiato lieve
Dando a mille note natali
Staccava stonando le corde sempre usate
Per formar da quelle grida
Non più melodie incantate
Ed il gioco tra i miei sensi che si ribattono l’offesa
Resta nodo e sciocco anche
alla mente non più allegra
Non capendo con quale tono si possa dare a tanto dono
Un giro come scempio alla composizione di battiti di cuore
Cosi mi piego sotto l’orchestra
A straziarmi il cranio e il corpo
In un angolo laggiù
Nella fossa ormai dimessa
E sentire il batter del ginocchio
Sulla fronte tesa e bianca
Come il muro che osservo ora da sotto
Con il tuo profumo di nota disegnato addosso

