venerdì 3 luglio 2009

Pont-Aven - 4 febbraio 1864 -

"Ti scrivo dal fondo della mia prigione, il tempo passa lento come le gocce che bagnano la mia fronte, lentamente, costantemente, imperterrite, battono sul mio cranio. La luce morta, debole, si lascia andare lungo la parete, come il giorno in un tramonto senza colori. E ti penso. Sei quella luce, sei quella speranza. Lo sei? e mi ci metto ad alzare lo sguardo, fiero, tra l'odore del mio corpo morto e sporco, legato arreso, tendendo il collo, linea a sostenere il tutto, per vedere del bagliore in alto, non altro che il cielo, e non il nero del muro travolto. Come vorrei poterti avere, lungo i pendii della nostra Bretagna! Quando i tuoi capelli sciolti dirigevano un orchestra di fili d'erba giocosi. O quando ci tuffavamo, in un balzo tra argoat e armor, come tremavi in quel mare scuro e schiumoso, come ridevamo scaldandoci sotto le coperte di lana, respirando il sospiro della nostra ti Breizh! Quanto ti amavo! E quanto ancora t'amo, riscaldato solamente da questi ricordi, e dalla speranza che tu possa leggere un giorno queste mie parole felici, sfogo di rabbia e dolore carnale, dedicando alla mia mente il sogno della mia amata felice, che prepara krampouezh al mattino, e chistr per ogni piacevole momento di pace, sognandomi finalmente libero da questa condizione, guardando war vor atao."






Lettere di un carcerato
Pont-Aven 4 febbraio 1864