venerdì 16 aprile 2010

m.

alla fine la parola non ha alcun significato. non per quello che potrebbe avere a livello grammaticale, eccetera, ma dal momento in cui viene pronunciata, diventa potente come un suono, e inconcreta.
E' l'attimo, che da alla parola il significato.
Il significato è mutabile, il significato aderisce al sentimento che qualsiasi momento può caratterizzare ma non implica un imposizione del significato, appunto, iniziale.
Una melodia ci porta inevitabilmente a collegarla con un particolare momento vissuto in cui quella melodia completava un significato.
Capita spesso, però, di trovarsi ad ascoltare una melodia precedentemente ricollegata ad un momento, adattandola poi ad un altro, con quel retrogusto di merda spesso espresso, che limita ogni comportamento, ogni liberazione.
E libera-azione.

giovedì 15 aprile 2010

sudo


linee elettriche di salto in salto
il cuore non lo sento
come le ombre svaniscono nel rincorrere un momento
travolte da luci e raggi di sgomento
spengo
la visione distaccata delle cose


venerdì 9 aprile 2010

.

bobborobborobbborobbobbò
canticchiava
e le note non prendendo suoni lievi, straziavano il silenzio
senza forza ne volontà
l'abbandono del ricercarsi.

è lunga poi la strada, tra parole dette e frasi d'entusiasmo
come fai

come fai

mercoledì 7 aprile 2010

2.percezione

[...]
-si, si, dirài
afferrò la pala e cominciò a ricoprire il corpo.
Con la polvere sul viso sembrava truccata come quelle notti passate al club, ballando tra la confusione delle luci, sotto respiri di ansia da prestazione.
Ora le luci non riflettevano nessun raggio nei suoi occhi, il brillìo si appoggiava sulla palpebra come detriti e pezzi di terra.
Era morta, null'altro da dire.
Fu allora che tra uno sforzo e l'altro, mentre il sudore appiccicava il palmo, un abbandono totale lo prese alle ginocchia, facendolo crollare, secco di stinco sui sassi. Iniziò a piangere, senza neanche rendersene conto, come un esplosione incontenibile.
Con le mani sporche di lutto cercò di trattenere quella dispersione, asciugando nevrotico le occhiaie irritate, mescolando a quella terra lacrime e singhiozzi.
Non pensava a nulla. Non riusciva ad associare un sentimento a quella situazione, così come non riusciva a ragionare sul quando, quella tortura, sarebbe finita.
Lacrime su lacrime, zavorrato a terra, gli spilli dei primi tagli alle gambe iniziavano a farsi sentire.
Poi luce.
Un bagliore, folgorante.
[...]

venerdì 2 aprile 2010