mercoledì 31 marzo 2010

rileggendo

E t'amo, perchè mai d'inverno ho avuto tanto sole.
Di rimestolii stanchi di rancore e colpa.
Perchè in quel petto rosso, non sentivo che il tuo cuore, danzante tra le pertiche di un tetto, come tra i rottami del mio.
In notti fumose, sventrate dalla luna.
Cantando versi lacrime.

23.01.10

martedì 30 marzo 2010

alla fine

voi
mandrie mugugnanti di pensieri zittiti
voi
maledette lame dal sapore di sincerità, sbattute in quell'angolo a maledir la vostra mente
a ricercar riscatto nell'umiliazione
nel crogioilìo attento di un tepore perduto
o di un gesto non compiuto

ora ridete, grattandovi la pancia
di fronte ad un corpo nudo

voi siete l'ultimo dono che qualsiasi anima esistita avrebbe desiderato
in vite di millenni e morti secolari

voi siete la conferma dell'unica conclusione

essere umani, non è da umani

battito


la pioggia fine balla
picchia tra le palpebre e si addormenta sulle spalle
è un abbraccio, quello che mi stai dando

è sentirsi notte

poi gli odori
i suoni
un anello
ed immagini che non riesco a guardare

il sogno
da non voler sognare

e quella linea
e quella porta da aprire

solo notte
e odore di pioggia fine
balla











domenica 28 marzo 2010

conversa

-cosa non riesci ad accettare?
-la consapevolezza
-come la consapevolezza, spiegami
-non c'è da spiegare, la conspalevolezza è l'ultimo elemento che spesso non si ragiona di dover affrontare quando si da per scontato tutto.
-?
-si non stiamo a farci un caso, è cosi, la consapevolezza non mi permette di accettare gli eventi
-e quindi
-e quindi si impostano gli eventi in modo tale che prendano un ritmo ciclico, per potersi dedicare alla cura della consapevolezza
-per cosa
-per qualche cosa che neanche le nuvole possono coprire, che nessuno cielo può contenere.
-quello cos'è
-un disegno

mercoledì 24 marzo 2010

primaevera

il rumore, intorno, è silenzio
le nuvole non le guardo
c'è il sole, lo so, non lo sento.

giovedì 11 marzo 2010

non solo sol-e luna

tra la notte e il giorno, d'altronde, ci sono il tramonto e l'alba.
E si può dire che si battono alla grande con quei bei cieli di sole e nuvole bianche, e altrettanti bui di luci lontane e luna.
Fiammeggianti all'orizzonte, e temi di pastello, no, sono meglio.

mercoledì 10 marzo 2010

moleskine

Cos'è? un suono.
chicchere.auto.chiacchere.suono.chiacchere.giro.visi.giro.visi.giro.
silenzio

via di nuovo
gocce.visi.aria.visi.salto.luce.
dentro il collo gira dentro il collo
poi si insinua va tra l'ascella e il fianco, ti prende dietro, aggroviglia la schiena
freddo

cos'era quello? bel colore.
passi.passi.attesa.numero.
stupido? si ma non dirlo in giro.

odore di caffè
secco il cucchiaino.giri.giri.via giù.
-l'uomo solo si masturba!
-non spararti le seghe poi cosi ne trovi di donne!
gira.sali.seduto.


pensare è un finestrino del treno


10.3.10

lunedì 8 marzo 2010

leggevo

ora non succede piu
perdo l'occhio tra una lettera e l'altra
mi infilo su qualche accento
muoio in un punto di domanda

sabato 6 marzo 2010

05.03

Ed io nel mio universo ho incontrato il tuo
di galassie e pianeti completamente diversi.
DI energie folli e grandiose.
Di equilibri da far ruotare un mondo.
Di spazi bui, carichi di ignoto.
Di paura di quel niente.

poi dormo

senza sogni
annullato in una pausa
Apro gli occhi come fosse lo stesso istante
Come se le parole che volevo tacere in un sonno
non si fossero neanche fermate.

Qui rifugio il mio riposo

in una invisibile virgola.

lunedì 1 marzo 2010

Becco rosso

Il sole mi infastidiva gli occhi, ma il piacere di restar seduto con il suo tepore mi obbligava a non muovermi.
Alla fine l'aspettativa è la cosa che ci porta via più energie, voglia, umori, e allo stesso tempo li determina.
La svolta l'ho notata quando un merlo mi si è posato accanto, sul prato. Saltellava e mi seguiva con lo sguardo.
Mio nonno raccontava che se un merlo vive nel tuo giardino, quel merlo è un tuo antenato che ti protegge. Io porto questo ricordo ogni volta che scopro un nuovo nido, sul glicine, o tra i rami profumati di un abete.
Alla fine non ho mai conosciuto mio nonno, ma l'idea era quella simile ad un capo indiano.

Sento miagolare.
Sul davanzale della finestra la gatta di mio fratello, Martina, puntava il volatile con una curiosità estrema.
Ballava lungo la finestra sporgendosi sul bordo, raccoglieva potenza sulla gambe come se preparasse un salto che da li al merlo sarà stato di 5/6metri, si ricomponeva seduta, e riprendeva con l'esplosione di frenesia.

Il mio desiderio era d'esser nulla.
Le mie mani erano prato.
La mia testa una stanza senza muri, sbattuta da folate di vento, e nuvole.

Sulla linea delle nuvole ho sognato.






1.3.10