domenica 24 giugno 2012

"l'evoluzione obbliga al cambiamento, e mai nessun cambiamento ha portato ad evoluzione se era guidato dalla paura.
almeno, parlo per esperienza personale, poi tu magari cacandoti addosso ti sei sentito felice, o hai ottenuto un lavoro che ti rendesse soddisfatto, hai amato magari, non so.
a me piace l'idea che le cose belle si fanno se s'ha qualche cosa di bello, e per cose non intendo "cose".
la paura può servire per dare forma ad un pensiero, una considerazione, che deve necessariamente soddisfare la necessità di coraggio che appunto nasce per estinguerla. rasserenare l'animo.
tu di fronte ad un orizzonte, un cielo di nuvole immense, gocce formose di rossi, il grigio che sa di luce come di lampadina usurata, fiamme orizzontali di centinaia di metri ad altezze che inciampano piovendo a macchie, fredde come certi baci che ho ricevuto, io, e dato.
tu insomma sei li e uno che passa, uno che non serve pensare chi è, ti invita a spennellarle via tutte con il movimento della mano.
fai aria, dice, muovi le mani come un ventaglio.
prova tu pezzo di merda. per chi cazzo m'hai preso.
quando inizi a prendere a testale il povero pirla però ti accorgi che lo fai perché hai paura.
allora pensi che invece puoi farlo.
io mi sono cacato addosso spesso. ho anche amato, cacandomi addosso di non essere amato, e non era amore. ho anche lavorato, cacandomi addosso di non riuscire a lavorare, e ho lavorato male. mi son cacato addosso di non riuscire a cogliere della felicità, e non l'ho colta. però questo è un ragionamento.
rasserenare l'animo.
e tu non ti stai affatto cacando addosso."





u

mercoledì 2 novembre 2011

giacomodaniele

ginocchia al vento

sotto il taglio scuro di una gonna arruffata

un sorriso incauto

su spalle di fata

ho perso l'orizzonte dietro la linea del tuo mignolo destro

ascoltando la pelle come un campo di grano

mentre saltavi distratta tra i miei battiti incerti

lanciando sassi dientro a singhiozzi di rabbia

come un cane che abbaia alla sua ombra

domenica 16 ottobre 2011

,

poi guardi e vedi che non è cambiato nulla.

lo stesso spirito, la stessa fòlla.

non è il respiro d'aria fèrma

e neanche i gesti che leggi come fasùlli

è la rabbia che annulla ogni rispetto

da cambiar rispetto in assenza

non ti voglio, e sei sempre appèsa

ad un bordo di sorriso, ad una mano tesa.

io ti odio, e per questo vivi.

così son come il formicolìo delle dita e il battere sincero di un occhio al vento,

uno starnùto.

nulla.

come questa luna maledetta, con il suo rancore di sole e le urla fredde.

come l'ebbrezza storta ad annientàr il peso di un respiro

come il mio sguardo spento

sul tuo occhio oceano

sulle tue spalle calde

sulle linee sacre che dàn forma al tuo ego.

giovedì 14 luglio 2011

no.

ero seduto nell'angolo della stanza, l'aria calda faceva le fusa dietro le mie orecchie, tra una goccia di sudore e quel taglio di luce gialla sul tuo fianco.
com'ero stanco.
l'incrocio della visuale tra il colore del tuo sguardo, di terra e pietre arancio.
arrabbiato.
"gettar acqua sul fuoco, come fosse un malanno.
gettar sangue su uno specchio, come fosse un ingànno."
da quel punto potevo osservare la parete della stanza accanto. azzurro con vecchi segni d'umidità e dita.
il suono della persiana.
il tuo bacino incanto.

martedì 2 novembre 2010

foglio2

tutto era evidente

nell'accadere delle cose

con il passo che andava

e silenzio estraneo

quello sarebbe stato un momento che mi avrebbe segnato, inevitabilmente

avrebbe definito, con tratto forte, da matita a punta larga, una buona parte della struttura che mi compone

che mi da tristezza se è tristezza quella che provo

felicità se è felicità quella che penso

dolore se è quello immenso

lunedì 25 ottobre 2010

frusta

"in un letto una parola si perde
Come saliva tra le coperte
Sotto l'ombra di un risvolto
Tra due linee di capelli
Contro il tuo fianco che respira bianco pelle"

Pezzo di carta

schizza l'acqua dalla pozzanghèra, pensavo di non riuscire più a scrivere su un treno
non ne avevo sentito il bisogno
capisco anche il perchè, in un certo senso.
Nel tragitto a piedi il tempo sembra quasi legarsi, scorrere troppo in fretta nonostante attraversarlo dia una sensazione di inerzia pesantissima. E via con il passo, quasi frenetico, ma non sopporto quella staticità.
Ascolto la musica, piuttosto.

"And the truth is
You're miles away
You're miles awa.."

giovedì 23 settembre 2010

Torino


le piazze brillano di passi
piccoli punti animati sui lastroni di pietra
aria veloce, tra i viali e le piccole strade
nuvole rapide, si cantava
le pareti riflettono il sole
il sole riflette lei

non posso guardare
quella linea che ha scavato solchi sul mio volto
ha tagliato irrimediabilmente in due qualche cosa, nel mio petto
come recidendo un ramo
muore

il peso specifico di un anima
schiaccia le mie spalle a terra

cammino
conoscendo, vivendo, creando
un attimo che non resiste all'orizzonte
che si spegne guardando indietro