lunedì 31 maggio 2010

abbandono

nell'atto del protendere non un braccio ma l'anima tutta
in quel gesto tra partenza ed arrivo
sono state le mie di mani a tremare
dando alle dita spazio per debolezze
e silenzi
e provocazioni
e principi di nulla di forma immensa, pesante
le spalle a seguire quell'ossessione tremolante
la schiena
le gambe
tutto

ed occhio fisso, sul tuo corpo nudo
che cadendo nell'ombra implorava il suo sole
che spezzandosi sotto i colpi delle tue lacrime
come dal buio è venuto
nel buio mi ha lasciato

immensamente maledico
la mia lingua muta
e il mio groppo bastardo

per quell'amaro che mi macchia il giorno
per quella rabbia che mi contorce la notte

non posso continuare

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