mercoledì 7 aprile 2010

2.percezione

[...]
-si, si, dirài
afferrò la pala e cominciò a ricoprire il corpo.
Con la polvere sul viso sembrava truccata come quelle notti passate al club, ballando tra la confusione delle luci, sotto respiri di ansia da prestazione.
Ora le luci non riflettevano nessun raggio nei suoi occhi, il brillìo si appoggiava sulla palpebra come detriti e pezzi di terra.
Era morta, null'altro da dire.
Fu allora che tra uno sforzo e l'altro, mentre il sudore appiccicava il palmo, un abbandono totale lo prese alle ginocchia, facendolo crollare, secco di stinco sui sassi. Iniziò a piangere, senza neanche rendersene conto, come un esplosione incontenibile.
Con le mani sporche di lutto cercò di trattenere quella dispersione, asciugando nevrotico le occhiaie irritate, mescolando a quella terra lacrime e singhiozzi.
Non pensava a nulla. Non riusciva ad associare un sentimento a quella situazione, così come non riusciva a ragionare sul quando, quella tortura, sarebbe finita.
Lacrime su lacrime, zavorrato a terra, gli spilli dei primi tagli alle gambe iniziavano a farsi sentire.
Poi luce.
Un bagliore, folgorante.
[...]

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