mercoledì 29 ottobre 2008

Criticando l’osservazione di angolazioni rispetto all’osservato

Rigetto lo sguardo verso un muro bianco e di nulla colmo

Per evitar che di tanto guardare angolato

Mi si distorca la vista per trovarmi malato

Ritrovare il giusto approccio

Mi diceva certa e forte

Ritrovare le porte che si aprano con il proprio passo

Non con quello accompagnato

Non con quello in ombra e ombra ad altro

Ma il proprio

Il proprio certo e alto

E cosi di canzonette da giullare a se stessa

Si rimpinzava per trovare in quella nenia la propria forza

E cosi in barzellette ad ascoltarle il mio orecchio

Non notava che li accanto l’occhio

Digrignava ad ingoiar lacrime chiare

Conscio che era altro ciò che stava ad ascoltare

Non solo accordi di vocalità banali

Ma quelli di chi con fiato lieve

Dando a mille note natali

Staccava stonando le corde sempre usate

Per formar da quelle grida

Non più melodie incantate

Ed il gioco tra i miei sensi che si ribattono l’offesa

Resta nodo e sciocco anche

alla mente non più allegra

Non capendo con quale tono si possa dare a tanto dono

Un giro come scempio alla composizione di battiti di cuore

Cosi mi piego sotto l’orchestra

A straziarmi il cranio e il corpo

In un angolo laggiù

Nella fossa ormai dimessa

E sentire il batter del ginocchio

Sulla fronte tesa e bianca

Come il muro che osservo ora da sotto

Con il tuo profumo di nota disegnato addosso

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