martedì 1 aprile 2008

2 Aprile

Il mattino in cui non s'aprono gli occhi per il giorno che viene
in cui la notte a dargli vita è la notte che ha dato morte
e quegli occhi sbarrati sulle superfici ruvide di un muro
non hanno neanche la forza
ora
di versare un pianto dal sapore materno.

In un giorno di primavera
è qui dentro che è inverno.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E nella foga che ti vedo addosso, per cercare di sgomberare la strada dalle macerie, arretro.
Non c'è spazio per altri in quel caos. C'è una sola vanga per spalare, e non ha senso dividerla in due, è un lavoro che va fatto da soli.
Mi tengo distante perchè tu faccia quel che devi così che di quella strada chiusa rimanga un ricordo Pulito, senza la puzza di bruciato di un'esplosione il cui fumo fa bruciare ancora gli occhi.

E a dieci passi di distanza non ti perdo comunque di vista, chissà che magari una parola alla fine di tutta questa Fatica non possa far bene.